In un contesto globale caratterizzato dalla continua crescita della domanda energetica e da sfide sempre più complesse sul fronte della transizione, l’efficienza operativa nell’esplorazione di Eni rappresenta una delle risposte più efficaci. Lo dicono i numeri, come ha ricordato recentemente il CEO Claudio Descalzi intervenendo al CeraWeek di Houston: “Noi non abbiamo mai smesso di esplorare. Negli ultimi 15 anni l’esplorazione è stato un grande generatore di crescita per Eni. Dal 2014 abbiamo scoperto più di 11 miliardi di barili di olio equivalente in 7 Paesi diversi in Asia, in Medio Oriente, in Africa, in Sud America e nell’Europa del Nord. Questa è la base della nostra crescita, ma anche della nostra cost efficiency”.
Il modello esplorativo di Eni combina efficienza e rapidità di esecuzione: “Con il nostro modello ‘Dual exploration’ acquisiamo licenze su cui prendiamo l’intero rischio esplorativo. Questo modello ci ha consentito di incassare oltre 13 miliardi di dollari dal 2013, una iniezione di capitale che serve a sostenere la nostra crescita. Chiaramente questo modello funziona se l’esplorazione ha successo, e il nostro tasso di successo negli ultimi dieci anni è stato del 75-80%, contro una media dell’industria del 35%”.
La rapidità nei processi di esplorazione e sviluppo permette a Eni di rispondere tempestivamente alla domanda energetica. Il valore del modello “Dual Exploration” è anche nella capacità di anticipare i flussi di cassa attraverso la cessione di quote di minoranza dei giacimenti, liberando risorse utili da reinvestire e migliorando ulteriormente l’efficienza complessiva.
L’esplorazione per Eni non è solo una competenza distintiva ma anche un driver strategico del percorso di decarbonizzazione: se da un lato garantisce il rimpiazzo delle riserve prodotte per assicurare gli approvvigionamenti energetici di cui il Gruppo necessita durante la transizione, dall’altro gioca un ruolo decisivo anche nell’allineare il portafoglio di risorse agli obiettivi di mix produttivo, nonché di profili emissivi di breve e medio termine coerenti con il target di Net Zero.
“Negli ultimi 25 anni l’appetito per l’esplorazione si è ridotto. Il principale strumento di crescita è stato per fusione o acquisizione, attività meno rischiose dell’esplorazione. Questo per noi è stato un fattore positivo perché abbiamo avuto meno competizione. In questo periodo abbiamo sviluppato strumenti tecnologici e competenze interne: mentre altri facevano outsourcing, noi facevamo insourcing. Abbiamo trovato moltissime risorse in aree che erano state abbandonate da altri. Negli ultimi 15 anni crediamo di essere stati i migliori al mondo nell’esplorazione. Grazie ai nostri risultati in questo momento abbiamo oltre 25 progetti in sviluppo che contribuiranno a 850mila barili al giorno di nuova produzione al 2030”, ha ribadito il CEO Claudio Descalzi durante l’evento a Houston.
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